Il 2 agosto è uno di quei giorni dell’anno che passa più lentamente degli altri. Nelle ore diurne di questo altrimenti anonimo momento d’estate ti risale un ricordo tutto italiano, tutto grigio anche se illuminato dal sole dell’estate, un’estate interrotta dalle sigle delle edizioni straordinarie su radio e televisione. La mattina di sabato 2 agosto 1980 ero, insieme a mio fratello, tra il centinaio di allegri adolescenti che si divertivano a tirare quattro calci al pallone in una delle partite conclusive delle tre settimane trascorse in colonia, nella casa dei Salesiani di Cogne.


Sui marciapiedi non vi era alcun viaggiatore, e il silenzio spettrale era squarciato dai rumori degli scavatori e dai comandi gridati tra gli operai che lavoravano alle macerie del FV sotto l’illuminazione delle fotoelettriche. La scena era seminascosta alla nostra vista dai relitti delle due carrozze Tipo X dello Schweiz-Adria Express, da Ancona a Basilea, danneggiate dall’esplosione. Oggi, quarantacinque anni dopo, questa sequenza di immagini non accenna a cancellarsi e neanche a sbiadirsi nella nostra memoria. L’emozione, richiamandola, è sempre profonda.

© 2024 La Rivista della ferrovia
Testata iscritta nel Registro degli Operatori di Comunicazione con il numero 39989.
Sono vietate la copia, la riproduzione e la ridistribuzione anche parziali dei contenuti di questa pagina senza espressa autorizzazione della redazione.
Il 2 agosto è uno di quei giorni dell’anno che passa più lentamente degli altri. Nelle ore diurne di questo altrimenti anonimo momento d’estate ti risale un ricordo tutto italiano, tutto grigio anche se illuminato dal sole dell’estate, un’estate interrotta dalle sigle delle edizioni straordinarie su radio e televisione. La mattina di sabato 2 agosto 1980 ero, insieme a mio fratello, tra il centinaio di allegri adolescenti che si divertivano a tirare quattro calci al pallone in una delle partite conclusive delle tre settimane trascorse in colonia, nella casa dei Salesiani di Cogne.


Sui marciapiedi non vi era alcun viaggiatore, e il silenzio spettrale era squarciato dai rumori degli scavatori e dai comandi gridati tra gli operai che lavoravano alle macerie del FV sotto l’illuminazione delle fotoelettriche. La scena era seminascosta alla nostra vista dai relitti delle due carrozze Tipo X dello Schweiz-Adria Express, da Ancona a Basilea, danneggiate dall’esplosione. Oggi, quarantacinque anni dopo, questa sequenza di immagini non accenna a cancellarsi e neanche a sbiadirsi nella nostra memoria. L’emozione, richiamandola, è sempre profonda.

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