Quadri che raffigurano l’inaugurazione della prima linea ferroviaria italiana, bozzetti di locomotive, schizzi di fabbricati ma anche comode poltrone e immagini di documentari aziendali, senza tralasciare spezzoni di film: ecco l’arte italiana raccontare “Le ferrovie d’Italia 1861-2025”, mostra aperta da oggi a Roma in occasione dei centoventi anni delle FS. “Abbiamo voluto far vedere quello che le ferrovie hanno rappresentato e rappresentano tuttora per il paese adottando un’impronta interdisciplinare, dunque innovativa e sperimentale”, ha sottolineato la curatrice Edith Gabrielli, direttrice del VIVE, il polo museale Istituto Vittoriano e Palazzo Venezia che ospiterà la manifestazione fino al prossimo 6 gennaio.

“Le ferrovie non sono solo un’infrastruttura, ma parte delle cose che tengono unito il paese. Guardiamo al futuro pensando ad una metropolitana d’Europa”, ha di seguito dichiarato Tommaso Tanzilli, presidente di FS italiane che ha accolto gli invitati alla conferenza stampa tra due modelli in grande scala degli elettrotreni Settebello e Arlecchino, i treni della rinascita italiana del Dopoguerra che per le loro caratteristiche estetiche, di comfort e di velocità sono stati i pionieri dell’alta velocità. Ed è proprio l’Alta Velocità, oggi in grande fase di espansione, ciò che vede l’Italia ai primi posti in Europa per sviluppo ed investimenti.

Nelle sale del polo museale l’atmosfera è decisamente suggestiva. Tra i corridoi si passa con naturalezza e facilità dalla materialità dei disegni dei progettisti alle atmosfere documentaristiche dei filmati d’epoca, dai dipinti tradizionali si discende nella esperienza multimediale della sala immersiva con il suo contenuto audiovisivo.

La bellissima cornice romana racchiude una selezione di opere di assoluto valore: c’è il famoso L’addio di Anselmo Bucci, un velo strappato tra l’artista e la realtà, ci sono Ivo Pannaggi con il suo Treno in corsa, un ritratto ferroviario quasi tetradimensionale, e Angelo Titonel con Alla biglietteria.



È abbastanza palpabile l’alone del magical realism che sembra sempre accompagnare il ritratto del treno per mano degli artisti, anche di epoche diverse e lontane fra loro. C’è il bozzetto di locomotiva, anch’esso assai celebre, di Pino Pascali, e c’è la Scuola dei Grigi con Tammar Luxoro e il suo La via ferrata, che prendiamo come un doveroso riconoscimento dell’enorme e intrecciato legame tra la città di Genova e la ferrovia.


Non potevano non avere poi un grande risalto i riferimenti all‘industrial design italiano degli anni d’oro. Le celebri poltrone di Minoletti per il Settebello, esposte in bella luce, sono tra le massime risposte alla problematica della comodità del passeggero quando seduto, argomento da noi di RF sviluppato nel numero 21 della rivista. L’aver scelto poi Luca Padroni e la sua opera Senza titolo del 2013 come copertina della mostra svela il quarto lato del triangolo artistico costituito da rappresentazione pittorica, oggetto materiale e scopo sociale: il visual design, che in ferrovia è un tema costantemente sul tavolo condiviso tra progettisti e viaggiatori, da sempre attenti a forme, colori e livree del treno. In questo senso spicca il lavoro di Andrea Lelario, uno dei pochi artisti viventi presenti in questa mostra, esposto e collocato dove meglio non starebbe, ovvero tra le altre impressioni di quella che è, nelle parole di Italo Briano, “una cosa meravigliosa”: la ferrovia.

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