Sete Adriatica

In copertina: il Frecciarossa 8824 da Lecce a Milano Centrale sul tratto ancora a binario unico poco fuori dalla stazione di Lesina il 1° febbraio 2025. Foto Archivio ACME.

Realizzata tra il 1863 ed il 1872, la linea Adriatica fu la spina dorsale della rete delle Strade Ferrate Meridionali e, dal 1885 fino al riscatto definitivo da parte delle neonate FS nel 1906, della appropriatamente denominata Rete Adriatica. Partendo da Bologna i suoi binari corrono ancora oggi lungo la costa orientale del nostro Paese arrivando a Lecce, dal 1933 termine della linea che prima di allora si spingeva fino a Otranto. Insieme alla Tirrenica e alla dorsale Appenninica, l’Adriatica è una delle tre maggiori direttrici ferroviarie che attraversano l’Italia da nord a sud.
Classico panorama dell’Adriatica costiera, nel tratto abruzzese a doppio binario. Foto Lorenzo Pallotta.
Sebbene sin dall’apertura sia stata percorsa da treni più che blasonati, come la famosa “Malles des indies” ed il “Peninsular Express” su cui viaggiò per raggiungere il porto di Alessandria dopo essere arrivato a Brindisi Winston Churchill, al tempo un giovane ufficiale di Sua Maestà, l’importanza della linea Adriatica non è mai stata messa sullo stesso piano delle altre due, almeno per quanto concerne lo storico delle politiche di investimenti e di ammodernamenti che l’ha riguardata. I lavori per la sua elettrificazione, valga questo come esempio, si sono svolti in più riprese e si sono conclusi solo nel 1996, quasi cinquant’anni dopo quelli sulla Tirrenica. Il completamento del raddoppio dei suoi binari, poi, ancora oggi rimane una chimera.
Il tratto tra Lesina e Termoli è tutt’ora costellato di passaggi a livello, retaggi di una ferrovia che dovrebbe essere ormai definitivamente parte del passato. Foto Archivio ACME.
Nonostante tutti i proclami e gli impegni che si vanno susseguendo da ormai oltre trent’anni, l’Adriatica è  infatti ancora oggi a binario unico tra le stazioni di Lesina e quella di Termoli, per un totale di circa 33 km, pari al 5% della sua lunghezza. Questo stato dell’arte sembra destinato a rimanere invariato almeno sino alla fine del decennio, ovvero ad oltre centocinquant’anni dall’apertura della linea. Dopo aver finalmente reso pienamente funzionale la galleria di Ortona, dove problemi di infrastruttura costringevano a usare solo uno dei due binari del raddoppio già in opera da anni, sono attualmente in corso dei lavori per la costruzione in variante di un tratto a due binari tra le stazioni di Lesina e Ripalta. Si tratta di poco più di 8 km che dovrebbero essere completati entro la fine del 2026, anche per poter godere dei fondi del PNRR, che impongono la chiusura dei cantieri entro la fine del prossimo anno.
La piccola stazione di Lesina fa oggi da base per i mezzi di servizio impegnati sul tratto verso Termoli. Foto Archivio ACME.
L’attuale stato dei lavori appare effettivamente in linea con i tempi previsti e le opere sembrano essere ad un buon punto di realizzazione, non comprendendo però la posa dei binari; la zona della sottostazione elettrica, non ancora demolita per fare posto al viadotto, sembra tuttavia essere leggermente indietro.
Sulla sinistra dell’immagine vediamo il rilevato che ospiterà il nuovo tracciato a doppio binario che in questo punto seguirà un percorso parallelo a quello esistente, visibile sulla destra. Foto Archivio ACME.
Proseguendo in avanti verso Termoli, il rilevato porta ad un lungo viadotto, in avanzato stato di costruzione, che affianca in corrispondenza del suo terminale nord una stazione elettrica, appena visibile sulla sinistra in fondo. La stazione verrà demolita e verosimilmente ricostruita altrove. Foto Archivio ACME.

Diversa, ed oggettivamente molto meno rosea, è la situazione per i lavori sui rimanenti 25 km, da Ripalta e fino a Termoli, per i quali è previsto lo spostamento a monte dell’attuale tracciato che sarà abbandonato in favore di una nuova linea, da realizzare nel sedime tra le sedi della Statale Adriatica e quella dell’autostrada A14. Attualmente infatti  non si segnala la presenza di cantieri operativi nella zona, pur segnata da qualche migliaio di metri di rete arancione a delimitare le aree d’intervento, ben visibili percorrendo la strada statale 16. Questo fa pensare che la data indicata da RFI sul proprio sito per la conclusione dell’opera (2028), sembra più presa dal limbo delle buone intenzioni e non da un effettivo cronoprogramma.

Nelle due immagini, il tratto a doppio binario che si ferma poco fuori dalla stazione di Lesina. Foto Archivio ACME.
Come per le altre parti dell’Adriatica a sud di Pescara che nel corso dei decenni passati sono state oggetto di raddoppio, anche tra Lesina e Termoli la velocità massima di progetto è prevista in 200 km/h. Questo comporterebbe un risparmio complessivo sui tempi di percorrenza di una ventina di minuti in modo da coprire, a lavori conclusi, i 307 km della distanza tra Bari e Pescara in circa due ore, un bel guadagno sulle attuali 2h e 30 minuti dei veloci Frecciarossa, mantenendo naturalmente le fermate intermedie a Barletta, Foggia e Termoli.
Ma questo sarà possibile forse solo nel nuovo decennio. Viene da pensare che non dovrebbe esserci di che stupirsi: dopo appena un secolo e mezzo di sete di doppio binario, a che servirebbe avere fretta proprio oggi?

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